Per un’Altra Basilicata è Possibile e necessaria, ora!

Troviamoci a Potenza l’8 luglio 2013 fra le 18 e le 21

(c/o Circolo DEAN V. Rossellino 14 – di fianco alle scuole elementari)

Alle associazioni, movimenti, soggetti sociali, economici, del lavoro, delle professioni e impegnati nei luoghi delle istituzioni di territorio, agli uomini ed alle donne di Basilicata

Care e cari,

ci siamo sentiti fra alcuni di quelli che un anno fa animarono la discussione per dare vita ad uno spazio delle vertenze e dei movimenti sociali lucani contro la crisi sociale, economica, ambientale e di democrazia che piega il presente ed espropria il futuro di questa regione ed abbiamo deciso di ritrovarci.

Dopo la discussione iniziale che portò a lanciare l’idea della costruzione di uno spazio comune di lavoro, impegno e proposta animato da movimenti, associazioni  di base e le reti sociali ma aperto ed inclusivo per tutti gli uomini e le donne lucane che aveva suscitato diverse aspettative, mentre la crisi economica e sociale investiva in pieno la nostra regione, siamo stati tutti risucchiati dai mille fronti di resistenza in cui in tanti siamo impegnati e non siamo riusciti a coltivare questo spazio comune.

Di fronte al venire avanti della crisi economica ed ai nuovi rischi di aggressione agli spazi comuni, agli interessi generali dei cittadini al territorio, però, fra di noi abbiamo comunque mantenuto, intrecciato e consolidato rapporti, relazioni e  iniziative di critica, proposta, lavoro e mobilitazione. Mobilitazioni che, in alcuni casi, si sono estese e rafforzate.

Così, pure, in tanti e tante hanno provato a fare impresa investendo correttamente le proprie risorse, a cercare lavoro o a lavorare con onestà, ad amministrare correttamente Enti sempre più svuotati, a svolgere la propria professione o il proprio ruolo con onestà e professionalità in un Ente pubblico senza doversi togliere il cappello di fronte al potent(icchio) di turno. Impegni individuali e collettivi quasi sempre vanificati o compromessi dall’inconsistenza delle risposte della macchina amministrativa, dalla incapacità della politica regionale di garantire utilmente questi sforzi, dall’arroganza di un potere che continua a gestire le risorse pubbliche largamente per garantirsi privilegi personali.

Oggi che, in una Basilicata costretta alle elezioni anticipate, la crisi politica e istituzionale deflagra trascinando i gruppi di potere in una miseranda rappresentazione della loro povertà umana e mostrando tutta la inconsistenza politica e progettuale della classe di governo che ha amministrato la Regione, tornano tutte e attuali le ragioni per riprendere il filo della proposta per salvare la nostra regione dai rischi che proseguano e si rilegittimino (magari alimentati e coperti dal trasformismo delle classi dirigenti) i processi di svendita del nostro territorio e delle sue risorse, di precarizzazione e di svuotamento del lavoro, di saccheggio ambientale, di privatizzazione dei beni e delle risorse, di impossibilità per le forze economiche di potersi esprimere dentro un progetto che faccia delle nostre risorse culturali, sociali, territoriali il fondamento per creare lavoro e diritti.

Mai come in questo momento i contenuti che sappiamo mettere a fondamento del nostro agire come soggetti sociali, associazioni del lavoro, di territorio, dell’impegno civile, reti economiche e imprenditoriali fondate sul corretto uso degli investimenti e delle risorse avrebbero ed hanno la forza di porsi a base di un nuovo progetto perchè “Un’altra Basilicata” è certamente possibile oltre che assolutamente necessaria. Un progetto che non accetti subalternamente il modello della crisi imposto dalle scelte nazionali e internazionali ma che riparta dai nostri beni comuni, dal nostro territorio, dal lavoro, dal turismo e dall’agroalimentare, dalla cultura per riscrivere autonomamente le condizioni per tornare a fare reddito per le aziende e gli investitori, garantendo lavoro e diritti, servizi decenti, qualificazione, bonifica e valorizzazione ambientale e qualità della vita civile e della democrazia.

Ritroviamoci per discuterne e confrontarci ripartendo dal nostro agire e dalle esperienze che abbiamo accumulato in questi anni di impegno, di investimenti e di lavoro. Ritroviamoci ora rifiutando l’idea che il destino sia già scritto e che l’autunno ci riconsegnerà il solito quadro politico di una Basilicata senza un progetto vero di sviluppo ma solo omologata ad un quadro nazionale ed a scelte che, in realtà, puntano solo a sfruttare le nostre risorse territoriali, economiche, culturali ed umane per restituirci povertà, devastazione ambientale e mancanza di futuro.

Troviamoci ora perchè è il tempo giusto per disegnare un campo nuovo, oggi più che mai possibile se è vero che lo hanno appena fatto, per esempio, i movimenti sociali a Messina dove grazie alla qualità del progetto, alla credibilità dei soggetti in campo che per anni si sono impegnati con coerenza nel dire no al Ponte sullo stretto ed alla privatizzazione ma anche si ad un modello di sviluppo del lavoro, della trasparenza economica e della tutela ambientale, alla partecipazione dei cittadini che si sono coinvolti nella sfida, alla capacità di mettere e tenere insieme interessi culturali, sociali ed economici diversi hanno saputo riprendersi il governo della loro città e del loro destino.

Troviamoci a Potenza l’8 luglio per discutere e confrontarci su come si possa riconquistare anche in Basilicata il governo del nostro futuro ripartendo dalle diversità, eterogeneità e trasversalità delle nostre esperienze.

Diversità che non possono ancora una volta produrre divisioni ma che siamo chiamati a far diventare valore, ricchezza plurale e forza. Quella forza di cui abbiamo bisogno per cambiare ed avviare il lavoro per Un’altra Basilicata e che sarà possibile se, rifuggendo dai settarismi, dai minoritarismi, dalle autoreferenzialità, dalla demagogia e dalla logica degli orticelli in cui ognuno si autoleggitima, sapremo farci riconoscere dagli uomini e le donne lucane, da quanti cercano trasparenza e possibilità come utili, capaci e credibili perchè portatori e portatrici di un progetto che, assumendo la trasparenza e la pulizia nella gestione, la partecipazione democratica dei cittadini (dunque un cambio radicale) proponga ed assuma il governo della Regione e non solo la critica, l’agitazione e la denuncia dell’esistente.

Gianni Fabbris

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